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Da Il Manifesto

—  Alberto De Nicola, Francesco Raparelli, Cristian Sica, ROMA, 15.9.2014

Contro l’austerità. Movimenti sociali e sindacati di base si sono incontrati allo “strike meeting” di Roma per costruire una piattaforma comune per l’opposizione alle politiche neo-liberali del governo Renzi. Primo obiettivo: organizzare il 14 novembre uno sciopero sociale di 24 ore. In lotta per il salario minimo orario, il reddito di base e i beni comuni

 

Le domande pro­po­ste dallo Strike Mee­ting, che si è svolto lo scorso fine set­ti­mana a Roma, sono sem­plici, nella loro dif­fi­coltà. Le ripor­tiamo, aggiun­gendo un com­mento sin­go­lare a un evento la cui ric­chezza non può che essere espressa da tante voci: è pos­si­bile costruire un’opposizione sociale radi­cale alle poli­ti­che neo­li­be­rali euro­pee e al governo Renzi? È pos­si­bile farlo, soprat­tutto, in un paese segnato dal declino e dalla mar­gi­na­lità, oltre che eco­no­mici, poli­tici e cul­tu­rali? Que­ste le domande a cui le cen­ti­naia di pre­cari, stu­denti, atti­vi­sti sin­da­cali, dei cen­tri sociali e dei comi­tati in difesa dei beni comuni, che hanno ani­mato tre giorni intensi di con­fronto, pro­ve­ranno a rispon­dere nei pros­simi mesi.

Si comin­cerà con l’autunno, indub­bia­mente, con l’ambizione di dare vita (il 14 novem­bre, que­sta è la pro­po­sta) a uno scio­pero sociale di 24 ore. Uno scio­pero capace di andare oltre il lavoro dipen­dente e di coin­vol­gere le tante figure del pre­ca­riato, i migranti, i disoc­cu­pati, le par­tite Iva. Uno scio­pero della rete e della for­ma­zione, uno scio­pero del genere, uno scio­pero bio­po­li­tico e metro­po­li­tano. Ma l’idea uscita con forza dalle decine di inter­venti che si sono sus­se­guiti nei tanti work­shop e nelle ple­na­rie è quella di avviare un pro­cesso aperto, espan­sivo, che non si risolva nella pun­tua­lità di una gior­nata di lotta. Lo scio­pero sociale sarà uno scio­pero, anche e soprat­tutto, però, un nuovo pro­cesso di sog­get­ti­va­zione e di conflitto.

Le due sfide a cui ‒ lo diciamo senza esi­ta­zioni ‒ ha già rispo­sto posi­ti­va­mente lo Strike Mee­ting sono le seguenti: è pos­si­bile, nell’impasse dei movi­menti ita­lici, deli­neare uno spa­zio pub­blico di movi­mento dove alla com­pe­ti­zione tra gruppi si sosti­tui­sce la com­po­si­zione delle dif­fe­renze? Ancora: è pos­si­bile che que­sto spa­zio non sia gene­ra­li­sta (o roboante nei toni) e pro­duca, piut­to­sto, un discorso pro­gram­ma­tico maturo?

“Spro­vin­cia­liz­zare l’Italia!”, in sin­to­nia con que­sto desi­de­rio, che final­mente con­ta­gia molti, il Mee­ting si è aperto attra­verso una tavola rotonda ani­mata da attiviste/i pro­ve­nienti da Ger­ma­nia, Gre­cia, Spa­gna, Por­to­gallo, Fran­cia. L’omogeneizzazione euro­pea del mer­cato del lavoro e del wel­fare è stata al cen­tro della discus­sione, così come l’esigenza di con­trap­porre a essa lotte pre­ca­rie pro­pria­mente trans­na­zio­nali. Come spesso ci tro­viamo a dire: lo spa­zio euro­peo è spa­zio minimo di un con­flitto anti­ca­pi­ta­li­sta degno di que­sto nome. Nel senso della spro­vin­cia­liz­za­zione, poi, il metodo di lavoro: miscela di work­shop e ple­na­rie, con il pri­mato indi­scusso dei primi, pazienza del con­fronto e presa di parola corale, senza for­za­ture o pre­si­denze che deci­dono chi, quando e per quanto tempo. Cose scon­tate in quasi tutto il mondo, tranne in Ita­lia, appunto.

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Il comu­ni­cato finale: Batti il tempo dello Scio­pero sociale

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L’insistenza sulle comuni pre­tese pro­gram­ma­ti­che, oltre alla par­te­ci­pa­zione pode­rosa, hanno fatto la qua­lità dell’evento. Mai come in que­sta occa­sione, pre­cari, stu­denti e sin­da­cati con­flit­tuali, hanno chia­rito la neces­sa­ria com­bi­na­zione delle lotte sul red­dito con quelle sul sala­rio minimo euro­peo, dei con­flitti sulla for­ma­zione con quelli in difesa dei beni comuni. È con­sa­pe­vo­lezza dif­fusa, infatti, che la crisi abbia dismesso i panni dell’eccezione e si sia fatta nuova regola: wor­king poor, pri­va­tiz­za­zioni, in parole mar­xiane, una per­ma­nente accu­mu­la­zione originaria.

Sì, la domanda ini­ziale, quella con cui ci si è lasciati nella ple­na­ria che dome­nica ha chiuso i lavori, è dif­fi­cile come poche, e solo fatti reali potranno abboz­zare rispo­ste utili. Ma costruire le con­di­zioni minime affin­ché le rispo­ste pos­sano essere cer­cate, que­sto è stato forse il risul­tato più pre­zioso dello Strike Meeting.