In maniera vergognosa è stata tolta la panchina che ieri sera era stata restituita alla città dopo 16 anni, con l’iniziativa di molti trevigiani.

Immediata la risposta che da ZTL Wake Up arriva di fronte a questa incredibile decisione della “nuova” amministrazione di Treviso.

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PANCHINA PERICOLO PUBBLICO N°1″

Come promesso il Comune toglie la panchina.

Quello che viene naturale chiedersi è: Ma che Amministrazione comunale può essere se la loro politica è quella di non considerare lo sforzo intellettuale e manuale di tanti e tante che si sono impegnati per fare un regalo alla città, ai suoi abitanti, ai turisti e alle molte persone che la attraversano?

L’amministrazione Manildo sembra non aver capito che l’installazione (prodotta dalla condivisione dei saperi, in questi giorni di utilizzo di uno spazio abbandonato al quale è stata restituita la sua funzione sociale) non è una semplice panchina, ma un manufatto pieno di significati, con una progettualità ragionata e realizzato completamente in materiali recuperati e rivalorizzati in ottica eco sostenibile, per una città meno inquinata e più propensa alla socialità.

Un segnale positivo insomma da parte nostra, un terreno di scontro non convenzionale dove le nostre azioni non possono essere considerate “dispetti” alla giunta ma vere e proprie rivendicazioni con un fondamento condivisibile da molti cittadini, a volte, silenti.

La modalità con cui è stata tolta (questa notte in tutta fretta senza nemmeno che appaia alla luce del sole…) dimostra la paura della giunta Manildo verso questo simbolo.

Come mai tutta questa paura verso questo simbolo?

Il problema infatti non trova fondamento nella sicurezza della struttura (in quanto oggetto artistico installabile in modo sicuro, assolutamente stabile e innocuo) ma trova fondamento in un maledetto pregiudizio verso l’impegno di molte persone appartenenti a un movimento che si dedica con coraggio nel cambiamento di questa città.

Non riconoscere il valore dell’unica opera pubblica, fatta interamente con materiali di riciclo, nella città di Treviso, senza nessuna spesa da parte del Comune, significa anche non avere una sensibilità a captare ciò che di buono accade nei tuoi territori anche semplicemente per migliorarlo o incentivarlo, nel bene di tutti.

Censurare l’arte è un atteggiamento politico e mentale già visto nel passato (anche quando c’erano le famose “taglie” sul movimento artistico dei Writers a Treviso) e vedere come sia ancora presente ci da il voltastomaco.

Più andiamo avanti e più possiamo renderci conto che il cambiamento passa attraverso i movimenti sociali che dal basso rivendicano spazi di libertà, che dal basso si adoperano per un cambiamento reale dei luoghi in cui vivono.

E’ questa consapevolezza che non ci fa scappare via- noi che siamo i nuovi precari, che mai come adesso dobbiamo subire gli effetti di una crisi che non abbiamo creato- ma che ci fa restare, ci fa lottare.

Rimetteremo la/le nostre panchine, rivogliamo i nostri spazi per troppo tempo tenuti chiusi al degrado e all’abbandono.

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