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La Corte d’Appello demolisce l’ordinanza degli sceriffi e della magistratura trevigiana

Finalmente, dopo otto mesi di attesa, la Corte d’appello di Venezia si è pronunciata sul ricorso contro la misura della sorveglianza speciale, applicata dalla Magistratura di Treviso nel luglio del 2012, contro un attivista dei movimenti sociali

La Corte d’Appello molto semplicemente smonta l’impianto accusatorio del Questore, sostenendo che Fabio è un attivista politico e che le motivazioni della sorveglianza speciale erano del tutto pretestuose ed infondate.

Infatti, l’operazione aveva un esplicito carattere di vera e propria rappresaglia contro quei settori sociali che da anni cercano di mettere in discussione l’assetto di potere autoritario che la Lega ha creato in città da un ventennio, comprese le evidenti protezioni di cui godono i gruppetti di neofascisti trevigiani.

La Questura prima spara quantità industriali di denunce contro gli attivisti politici per iniziative e manifestazioni, poi, sulla base di quelle stesse denunce, prima ancora che si svolga un processo, richiede le misure cautelari volte a colpire proprio l’agibilità politica democratica.

L’ex Questore di Treviso ne aveva fatto un vero e proprio metodo, quello di utilizzare i procedimenti amministrativi e di colpire con misure cautelari, perquisizioni, avvisi orali, gli attivisti democratici.

Vogliamo sottolineare che a suo tempo la Magistratura trevigiana si era comportata ancora una volta in modo complice e compiacente, avallando e ratificando queste misure fortemente volute da quegli sceriffi che per troppo tempo hanno infestato la politica di Treviso.

Come si è visto con lo sgombero dell’ex-Telecom, in cui i Magistrati hanno firmato l’ordinanza di sgombero prima ancora di verificare soluzioni politiche e pacifiche dell’occupazione, così hanno costretto un attivista politico ad otto mesi di sorveglianza speciale pur di non contraddire l’ex-Questore.

A tutt’oggi ci sono ancora molti attivisti colpiti dall’Avviso orale del Questore e moltissimi procedimenti penali pendenti e per questo ancora una volta bisogna ribadire con forza che dev’essere garantito in città il diritto al dissenso, l’agibilità ai movimenti che in questi mesi stanno mettendo in seria crisi il potere leghista e difendono i beni comuni, l’ambiente, i diritti.