arton95

Il 2013 a Treviso è iniziato con una novità assoluta: uno spazio sociale liberato, nuovo di zecca, occupato il 27 dicembre da decine di giovani che l’hanno trasformato in un luogo vivo e già, in pochi giorni, denso di iniziative ed esperienze.

Il collettivo che ha promosso questa nuova occupazione permanente, ZTL WAKE UP!, si è costituito nel 2012 ed ha fatto le prove generali liberando temporaneamente tre diversi edifici sfitti ed abbandonati, coinvolgendo centinaia di giovani. Sembra quasi che i giovani trevigiani abbiano deciso improvvisamente di risvegliarsi ed iniziare a lottare per riprendere in mano il proprio destino ed occupar(si) della propria città.

L’edificio liberato è un ex magazzino della Telecom, dietro la Stazione dei treni, nel quartiere di San Zeno, uno stabile, nascosto dietro ad un muro alto due metri, che porta con sé alcuni tratti della storia recente della nostra città.

Oltre 10 anni fa era stato occupato durante il grande ciclo di lotte per la casa dei migranti trevigiani. Dopo circa un anno era arrivato lo sgombero e lo spazio era tornato nel più completo abbandono. Pur essendo in centro si trova oltre la ferrovia ed è pertanto rimasto escluso dalle cure di facciata riservate dai leghisti alla vetrina del centro storico. In questi anni ha fatto da cornice al degrado in cui il quartiere è stato lasciato, un degrado in cui recentemente sono avvenuti diversi gravi episodi di aggressioni e violenze contro le donne. Come gli abitanti del quartiere hanno immediatamente capito, sono l’occupazione e la riqualificazione dello spazio a rendere questa zona più sicura, altro che le ronde padane…

Come tutti i risvegli WAKE UP si è trovata di fronte ad una situazione critica, una situazione in rapido mutamento sulla spinta della crisi: il modello di governance leghista, modello per molti anni vincente ed addirittura esportato in regione con la presidenza Zaia, sembra soffrire una grande crisi di legittimità proprio nel cuore della città che l’ha partorito.

La crisi sta infatti colpendo pesantemente il cuore produttivo del Nordest e provoca un drastico peggioramento delle condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione.

Innanzitutto è entrato in crisi il modello identitario che la Lega ha incarnato, soprattutto nelle zone di provincia ad alto sviluppo economico come il trevigiano. Un’identità brandita come arma in difesa delle comunità di fronte alla globalizzazione, un’arma contro gli ‘effetti collaterali’ di quella grande trasformazione, un antidoto alla paura, un regolatore della forza lavoro migrante arrivata in massa proprio sull’onda di quello sviluppo. La crisi ha messo a nudo l’inconsistenza di questa parola d’ordine, quando le politiche sono dettate dalle troika e dallo spread, dall’Europa e dal governo centrale di cui i leghisti sono stati parte fondamentale, con buona pace di anni di slogan “paroni a casa nostra”.

Contemporaneamente è entrato in crisi il modello economico basato su etica del lavoro, sfruttamento dei migranti e capannoni dappertutto. La finanza e gli imprenditori hanno delocalizzato gli ‘schei’ verso altre macroregioni del pianeta, ed hanno lasciato sul campo un territorio devastato, capannoni vuoti, un’intera generazione precaria a tempo indeterminato, banche che si riprendono le famose case di proprietà, in un turbine che somiglia tanto ad una delle migliaia rotatorie di Zaia in cui si gira e si gira ma non si sa mai da che parte se ne esce….

Infine entra in crisi anche il modello autoritario leghista, un manganello metaforico (vedi l’eloquio gentiliniano) e concreto utilizzato per risolvere i conflitti dopo che vent’anni di strapotere leghista hanno costruito in città un muro completamente impermeabile a qualsiasi forma di dissenso. Il Trota, i diamanti di Stiffoni, gli scandali, ecc. hanno tolto qualsiasi legittimità a quel tipo di autoritarismo ed allo stesso tempo la paura (sapientemente agitata) dei migranti ha lasciato il posto alle paure (reali) prodotte dall’impoverimento e dallo svuotamento della città.

La crisi del modello identitario, produttivo ed autoritario sono ben rappresentate anche visivamente da una mappatura dei “buchi neri” in città, realizzata nel 2012 da Italia Nostra. Treviso è diventata una città vuota, incapace di ripensare sé stessa, di trovare senso, funzioni e prospettiva. Quindici anni fa il taglio delle panchine, oltre a scatenare la guerra ai migranti, era servito a tentare di interdire la fruizione degli spazi pubblici, strade, piazze, parchi… Adesso tutti possiamo vedere come il ventennio leghista abbia prodotto un lascito impresentabile di oltre un centinaio di contenitori vuoti ed abbandonati, conseguenza di speculazioni immobiliari spericolate e senza un progetto per la vita della città. I “paroni” della nostra casa l’hanno davvero lasciata in uno stato pietoso.

E forse per questo una generazione di giovani trevigiani ha sentito la necessità di riprendersi in mano la propria casa, i propri spazi, il proprio presente, aprire portoni e cancelli chiusi, far circolare un po’ d’aria nuova e fresca.

Treviso è una città che ha sempre visto fino ad ora i giovani migliori aspettare la fine delle scuole superiori per andarsene, per trovare l’aria buona in altre città. Il provincialismo della classe dirigente cittadina e la chiusura culturale di chi ha amministrato Treviso hanno escluso e privato di prospettive le nuove generazioni a cui il Sindaco Gobbo non ha null’altro da proporre se non che “bisogna tornare a fare i lavori manuali”, perché tanto studiare non serve a niente e bisognerà fare concorrenza alla Cina sul basso costo della manodopera. Tuttavia la composizione giovanile trevigiana sta dimostrando di essere anni luce più avanti di politicanti locali, sta dimostrando di essere una generazione che ha sviluppato competenze e saperi di grande qualità, che ha un orizzonte ampio ed aperto.

Allora Ztl Wake up! invia un segnale che è giunto il momento di “andar a combatar” per una vita diversa, per darsi una prospettiva che non sia il precariato a vita.

Nello spazio sociale occupato si esprimono liberamente i saperi accumulati, nei lavori manuali, negli allestimenti, negli eventi creativi, nelle discussioni, nella voglia di valorizzare la città, i muri e le persone, praticando il “comune“. L’occupazione ha permesso di rendere visibile ed efficace la forza della cooperazione e dell’autogestione nella trasformazione materiale di uno spazio prima improduttivo ed adesso invece denso di energie. Per capire la potenza creativa di questo movimento basta andare a vedere lo spazio Ex-Telecom. E le centinaia di persone che lo stanno attraversando dimostrano anche che la materialità della vita e dei rapporti, la vicinanza fisica di corpi e persone non potrà mai essere sostituita da realtà virtuali, televisive o da social network.

Il collettivo ZTL WAKE UP ha saputo mantenere un metodo includente ed aperto, per far sì che questa esperienza accolga la ricchezza di ciascun partecipante, perché mai come oggi la tutela della democrazia passa anche e soprattutto dalla rivendicazione di spazi agibili e creativi.

Si tratta dunque di un percorso nuovo, una sperimentazione creativa, in una città che non ha mai avuto prima un centro sociale, una storia tutta da scrivere.

ZTL WAKE UP è già riuscito a dare un grande scossone alla società trevigiana che sta rispondendo con grande attenzione, rispetto e collaborazione. Il potere leghista incrostato da 20 anni è ancora forte e nulla esclude che possano tentare soluzioni di forza, tuttavia la certezza è che il percorso intrapreso ha ormai messo solide radici che non si possono estirpare.